Conversano, provincia di Bari, regione Puglia, nei dintorni Rutigliano, Turi, Putignano, Mola di Bari, Casamassima, Noicattaro, Castellana grotte

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La riserva naturale dei Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore

Principali caratteristiche dell'ambiente naturale e riferimenti storici
Percorrendo le vie di campagna, il visitatore entra nei colori del paesaggio, salendo e scendendo lungo le basse colline su cui si susseguono alberi da frutto, oliveti, orti, spuntano dal verde le masserie con trulli e muretti a secco. Si incontrano qua e là, sparsi attorno al centro abitato, i laghetti, belli come pietre preziose, dove permane l'acqua delle piogge invernali per nove mesi l'anno, brulicanti di vita, oasi e ricovero per anfibi e uccelli.

Territorio
Le formazioni rocciose dominanti appartengono al gr uppo dei Calcari delle Murge e presentano tutti i fenomeni legati al carsismo come, grotte, doline e lame. I “Laghi”, vengono impropriamente chiamati così secondo una consuetudine locale che risale al Medioevo. Sono superfici carsiche doliniformi dove impluviano le acque meteoriche che, grazie ad uno spesso strato di terra rossa argillosa impermeabile, formano 10 stagni temporanei mediterranei.
Sono distribuiti intorno al nucleo urbano, dal quale distano al massimo 6 km. I laghi hanno un'ampiezza che va da 1039 a 11200 mq, sono delimitati da gradoni in pietra e raccolgono le acque di ruscellamento superficiali provenienti dal deflusso dei bacini idrici delle colline circostanti.

Forme di vita

Grazie alla presenza dell'acqua per molti mesi l'anno, i laghi rappresentano un riparo sicuro per le forme di vita presenti, alcune di particolare pregio e rarità. La successione annuale dei periodi di piena con quelli di secca estiva scandiscono l'attività vegetativa, che è massima nei mesi di aprile, maggioe ottobre, e statica in luglio, agosto e gennaio. Troviamo fitocenosi idrofitiche sommerse a Chara spp. e Nitella spp.  (alghe verdi), colonie di piante semisommerse come Eleocharis palustris (L.) e Paspalum paspaloides (M.) di origine americana, la cui diffusione nel nostro paese è motivo di discussione (D'Amico S., Signorile G., 2003), le praterie di Carex divisa e di piante inserite nelle liste rosse regionali per la loro vulnerabilità, come l'Eryngium barellieri e l'Allium atroviolaceum, o in quanto a grave rischio di estinzione come il Damasonium alisma, e il Teucriumcampanulatum. Nelle zone non coltivate, nelle macchie di Castiglione, di Giacomardo e della Gravina di Monsignore troviamo piante arboree tipiche della vegetazione mediterranea come il fragno, la roverella, il leccio, l'olivastro, il lentisco, il biancospino e specie spontanee eduli come l'asparago, il lampascione, la borragine e le cicorie.
Per quanto riguarda gli anfibi, la riserva si caratterizza per la presenza del tritone italico specie endemica centromeridionale e del rospo smeraldino (Bufo Lineatus), che nel periodo primaverile migra da e verso l'acqua per motivi riproduttivi, nutritivi, nonché esplorativi da parte dei giovani neometamorfosati. Il rospo smeraldino ed il tritone italiano (Lissotriton italicus), assieme alla Polissena (Zerynthia polyxena), una coloratissima farfalla che si può avvistare nei pressi dei laghi, sono specie menzionate nell'allegato IV della direttiva Habitat, meritevoli di una protezione rigorosa a livello europeo. Tra i rettili è possibile osservare la biscia dal collare (Natrix natrix), il biacco (Hierophis viridiflavus), il colubro leopardino (Zamenis situla), definito il più bel serpente europeo, il geco comune (Tarentola mauritanica), il cervone (Elaphe quatuorlineata), il ramarro (Lacer tabilineata) e il geco di Kotschy (Cyrtopodion kotschyi).
Oltre 150 specie di uccelli popolano la riserva. Citiamo, ad esempio, il Gheppio (Falco tinnunculus), lo Sparviere (Accipiter nisus), la Poiana (Buteo buteo), il Grillaio (Falco naumanni), la Ghiandaia (Garrulus glandarius), la Capinera (Sylvia articapilla) e il Pettirosso (Erithacus rubecola). Tra i rapaci notturni: il Gufo comune (Asio otus), la Civetta (Athene noctua) e il Barbagianni (Tyto alba). Specie migranti legate agli stagni come l'Airone cenerino (Ardea cinerea), il Piro piro boschereccio (Tringa glareola), la Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), la Gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), la Garzetta (Egretta garzetta) ed il Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus).
Tra i mammiferi è possibile incontrare la V olpe (Vulpes vulpes), il Riccio (Erinaceus europaeus) e con un po' di fortuna anche la Donnola (Mustela nivalis) e la Faina (Martes foina).

Il territorio dei laghi nella storia
I laghi di Conversano hanno da sempre rappresentato sin dai tempi della preistoria la principale fonte di approvvigionamento idrico per la popolazione locale, consentendo l'insediamento stabile, grazie anche alla presenza delle cisterne scavate nell'argilla. Da antichi atti notarili risulta che i laghi erano di proprietà privata e una cisterna poteva appartenere a più proprietari. Nell'800 tutti i pozzi furono acquistati dall'Università di Conversano.
Successivamente dagli anni '30 del '900, con la fornitura idrica dell'acquedotto pugliese, i laghi non sono più utilizzati per scopi potabili, subendo così l'inevitabile abbandono e degrado. Negli ultimi decenni del secolo scorso ci si è resi conto dell'importanza naturalistica e paesaggistica dei laghi e si è provveduto alla loro tutela con una serie di interventi normativi, che hanno por tato alla costituzione della Riserva il 13 giugno 2006. Inoltre, i laghi sono “ Area di rilevanza Erpetologica” (per la presenza del rospo smeraldino e del tritone) e “Sito di importanza Comunitaria” (Rete Natura 2000) dal 1996.

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Una storia millenaria e la posizione geografica strategica.
Conversano, il luogo ideale di partenza per suggestivi itinerari turistici alla scoperta di Puglia e Basilicata.
Distanza dal mare: 7 Km.
Clima mite tutto l'anno.
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